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Carla Di Quinzio

La filosofia puo' curare

Carla Di Quinzio - Eventi         




L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo.

Nelson Mandela

 

Single perche' vedovi. Come imparare a dire addio/2

 

[ Post di Carla DiQuinzio su  www.smallfamilies.it

Morte EgonSchieleCome imparare a dire addio, seconda puntata: il mese scorso ho parlato delle famiglie divenute monoparentali a seguito della morte di un genitore. Si è visto quanto sia importante permettere ai bambini di congedarsi dalla figura parentale; ho sostenuto infatti che dall’attenzione che si riuscirà a dedicare al doloroso distacco, potrà discendere la qualità affettiva delle loro vite e, aggiungo ora, quella di tutti, compresa quella del morente per il poco tempo che gli rimane.

Lì si parlava della morte preceduta da un periodo di malattia, condizione, da questo punto di vista forse potenzialmente privilegiata, poiché offre una possibilità di scelta agli adulti. Esiste però anche l’eventualità della morte improvvisa, pensiamo, solo per fare un esempio recente, al disastro dell’aereo che si è schiantato sulle montagne francesi.

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Single perché vedovi. Come imparare a dire addio/1

[ Post di Carla DiQuinzio su  www.smallfamilies.it

Morte VidaSingle si può essere anche perché vedovi e vedove. E la condizione di monogenitorialità a seguito di un lutto richiede uno sguardo e una cura eccezionali. Con l’aiuto di una delle nostre collaboratrici di Philo (anche nostro servizio amico) affrontiamo in alcune puntate questo tema estremamente delicato perché il genitore vedovo si trova nella condizione dolorosa del lutto per la propria compagna, o per il proprio compagno, con cui aveva avviato un progetto di vita e contemporaneamente nella situazione di sostenere, proteggere, confortare i figli orfani.   

Da un lato quindi si ha bisogno di ricevere cure, si prova un sano desiderio di rallentare le attività, di stare con il proprio dolore, dall’altra si sente tutta l’urgenza e la responsabilità verso chi è più indifeso e inesperto ossia verso il proprio figliolo. È urgente prodigare accudimenti, ma come e con quali energie? Molto dipende dalla rete parentale e amicale su cui si può contare, ma tanto dipende dalla capacità di comprendere che le energie non sono infinite e che questo è il momento di chiedere e di lasciarsi proteggere, per poter curare è necessario lasciarsi curare.

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Convegno: Una nuova formazione alla cura

martedì 21 aprile 2015 – ore 8.45-13.30

presso Università degli Studi di Milano-Bicocca

Auditorium, u12, via Vizzola 5

ingresso libero e gratuito

per raggiungere l’Auditorium: tram 7 fermata Bicocca Scienza -M5 fermata Bicocca/Ponale

Philo Una nuova formazione alla cura

Scarica la locandina.

Convegno su Philo, la sua storia, le sue proposte di formazione, la sua idea di cura. Tra parole, gesti, video, immagini, condivisioni.

Nell'occasione verrà presentato Philo. Una nuova formazione alla cura (Ipoc 2015), a cura di Chiara Mirabelli e Andrea Prandin, con saggi di Claudia Baracchi, Laura Campanello, Maia Cornacchia, Laura Formenti, Ivano Gamelli, Nicole Janigro, Paolo Jedlowski, Romano Màdera, Domitilla Melloni, Chiara Mirabelli, Andrea Prandin, Uber Sossi.

  

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Ciclo di formazione: Che fatica curare !

CHE FATICA CURARE!
Trasformazioni alchemiche: tra letame e fiori, fatica ed esperienza

martedì 14 e 28 aprile, 12 e 26 maggio 2015 – ore 14.00-18.00

ciclo di formazione a cura di Carla DiQuinzio e Alessandra Indelicato

 


CheFaticaCurareE' possibile prendersi cura della fatica? Curare è un compito impossibile eppure necessario; ed è proprio questa complessa e silente opposizione che ci interroga e ci affatica.
Per i professionisti della cura, è necessario esercitare uno sguardo di accudimento verso la fatica spesso considerata uno scarto che permane come scoria ombrosa e logorante. Prendersi cura delle nostre fatiche, permetterne la gestazione significa accostarsi al nostro lavoro e al nostro corpo all’opera, come a qualcosa che ci segna eppure ci appartiene e ci connota.
Come i batteri per il lievito rendono elastico e aerato l’impasto, il letame per la terra fertilizza, allo stesso modo quelle scorie amorevolmente covate e tenute al caldo, ci evitano di andare in pezzi. Ecco che la fatica diventa un crogiuolo di trasformazioni alchemiche.

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